La complessità del senso
20 11 2017

Edmond

film_edmond.jpgEdmond
Stuart Gordon, 2005
William H. Macy, Julia Stiles, Joe Mantegna, Rebecca Pidgeon, Bai Ling, Mena Suvari.

Siete stanchi della vostra vita? Sentite che non vi appartiene più? Non andate a farvi leggere le carte. Sembra un normale inizio di commedia. Una battuta della moglie (Pidgeon), apparentemente innocua, fa saltare le resistenze a Edmond, americano “tranquillo” di mezza età. Gli risuonano le strane parole dell’indovina: «Non è questo il posto a cui appartieni». Gelidamente, dice: vado via, non torno più. Usciamo con lui per le vie notturne di Los Angeles. Un bar, un vicino di bevuta (Mantegna) che lo ascolta e lo consiglia: ci vuole del sesso. Edmond mostra di intendere. Con provocatoria ingenuità va alla ricerca del piacere. E’ l’impatto con una serie di truffe, di disperazioni; continua a rimuginare idee sulla falsità dell’esistenza, sulla prigionia delle abitudini, sull’indifferenza di ciascuno verso gli altri. E qui la scrittura di David Mamet (lo sceneggiatore di Americani, di Hannibal, de Il verdetto) sale in primo piano, le parole di Edmond diventano didascalie di una realtà insopportabile, dove appare mostruosa qualsiasi piccola manifestazione di sincerità. Le ore di Edmond diventano “nere”, un incubo lo invade progressivamente. C’è un momento in cui sembra che il protagonista, tremendamente solo nella città ostile, abbia trovato una ragazza, una semplice cameriera, disposta ad accettarlo così com’egli vuole essere e mostrarsi, denudato di menzogne. Ma per difendersi dalla violenza degli altri s’è comprato un coltello ed entra in scena il sangue. Ancor più “straniero”, conosce in prigione le impietose leggi della sodomia. Era questo il sesso che cercava? «Dietro ogni paura si nasconde un desiderio». Il compagno di cella, nero, gli appare alla fine come la prova incarnata della consistenza dei suoi pregiudizi razzisti. Cerca fino all’ultimo una ragione per tutto ciò che gli è capitato, ma non sarà certo il cappellano del carcere a fornirgliela. La progressione drammatica cresce con realismo (coerenza) per oltre due terzi del film, poi, quando gli eventi si diradano e le parole restano sempre più sole, pesa sul senso complessivo del racconto una propensione dimostrativa che, per paradosso, finisce con l’attenuare il carattere di attualità del lavoro. Ne resta il senso di un’iquietudine che, attraversando l’Atlantico, si congiunge all’Europa, sul filo di un pericolo esistenziale tutto postmoderno; e ne resta la bravura di Macy, calato nel ruolo con perfetta consapevolezza.

 Franco Pecori

 

psicologia1.gif in psicologia

Edmond ha sempre subìto, sul lavoro e in famiglia, senza trovare l’energia di farsi valere. Improvvisamente si aggrappa a segni esteriori del tutto fortuiti e decide di cambiare vita. «Vado via», dice di punto in bianco alla moglie che da troppo tempo non lo attrae; e si butta nella notte di una città spietata, aspettandosi di trovare quella soddisfazione che probabilmente non ha mai avuto. Ma la sua si rivela ben presto un’illusione, perché la ricerca è indirizzata all’esterno piuttosto che dentro di sé. Nessuna donna gli va bene, per una ragione o per l’altra e, quando riesce a stare finalmente con una ragazza, la uccide con un coltello («uno strumento da vero guerriero», lo definisce l’uomo del banco dei pegni) che acquista con gli ultimi soldi rimastigli. Con l’aiuto del coltello, chiaro simbolo fallico, Edmond continua ad aspettarsi che sia il mondo esterno a dotarlo di ciò che sente di non avere. Finisce in prigione e qui, finalmente, verifica sulla propria pelle che ciò che andava ripetendo è proprio vero: dietro ogni paura si nasconde un desiderio. Ed egli aveva sempre temuto i negri e disprezzato gli omosessuali. Sodomizzato da un poderoso nero, finisce col formare coppia con lui e, dall’uomo timido e grigio che era, si trasforma in un uomo sicuro e soddisfatto di sé. Quando nella cella la luce si spegne, Edmond si addormenta beato accanto al suo compagno. E’ stato faticoso trovare se stesso e accettarsi, ma sembra ne valesse la pena.

Vera Di Maio

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13 aprile 2007