La complessità del senso
20 09 2017

Il debito

The Debt
John Madden, 2010
Fotografia Ben Davis
Helen Mirren, Sam Worthington, Jessica Chastain, Jesper Christensen, Marton Csokas, Ciarán Hinds, Tom Wilkinson, Romi Aboulafia, Alexander E. Fennon, Nitzan Sharron.

La verità è un lusso? Dipende dal contesto, dalla situazione, dalla storia. La risposta è difficile se, per esempio, parliamo dei servizi segreti e dei relativi valori di riferimento. Prendiamo il Mossad, l’agenzia di intelligence israeliana. Fondato nel 1949 sotto il governo di Ben-Gurion, l’istituto ha poi volto la sua attenzione soprattutto verso il terrorismo islamico. Curiosa la scelta di Madden (Shakespeare in love, Proof-La prova) di rivisitare sotto specie di thriller, anche con notevoli componenti psicologiche, il tema del nazismo e in particolare di alcuni orrori come quelli di Dieter Vogel, il famigerato chirurgo di Birkenau (riferimento esplicito al vero “chirurgo”, Joseph Mengele), perverso autore di orribili esperimenti sui corpi umani – scelta che tra l’altro tiene conto del precedente film israeliano, The Debt, di Assaf Bernstein (2007). E curioso è l’impiego nel ruolo di David, uno dei protagonisti, del Worthington di Avatar (James Cameron, 2009). L’attore passa così dalla parte dell’ex-marine paralizzato e “rigenerato” in versione virtuale per la missione sul pianeta Pandora a quella dell’agente segreto che per trent’anni deve tenersi la verità nascosta sull’imbarazzante vicenda vissuta in prima persona. Come dire che la storia, in momenti e in epoche diverse, torna stranamente a “fingere”, a “mascherarsi” per continuare. Chiariamo, ma non tanto da togliere allo spettatore il gusto della suspence. David ha partecipato da giovane a una missione insieme ad altri due agenti, Rachel (Chastain) e a Stephan (Csokas). Il criminale nazista Vogel è stato finalmente rintracciato, va “recuperato” dalla Berlino Est (siamo nel 1965-66) e quindi affidato al regolare processo. Nel 1997, l’azione della cattura è rivissuta in un lungo flash da Rachel (Mirren) proprio mentre si festeggia l’uscita del libro che sua figlia ha scritto per celebrare l’eroismo della madre e per fissare la “verità” storica. Ma impareremo appunto che la verità è un lusso che qualche volta la storia non si può permettere. Il racconto/thriller ci fa partecipi anche della dimensione “umana” della vicenda. Nella tensione con cui i tre agenti svolgono il loro compito entra l’interesse psicologico e sentimentale che li lega in un rapporto involutivo non facile da risolvere, soprattutto per la giovane Rachel. E non manca nemmeno il classico problema della gestione del prigioniero. Il film ha la sua fase migliore nelle sequenze che raccontano la cattura di Vogel e in qualche momento in cui vediamo nascere l’attrazione tra Rachel e David. Il flusso narrativo si complica invece un po’ nella zona “contenitore” della sceneggiatura, con la costruzione artificiosa della “sorpresa” finale.

Franco Pecori

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16 settembre 2011