La complessità del senso
19 11 2017

Contagion

Contagion
Steven Soderbergh, 2011
Fotografia Steven Soderbergh
Marion Cotillard, Matt Damon, Laurence Fishburne, Gwyneth Paltrow, Kate Winslet, Bryan Cranston, Jennifer Ehle, Sanaa Lathan, Jude Law, Dan Latham, Armin Rohde, Elliott Gould, Demetri Martin, Stef Tovar.
Venezia 2011, fc.

Un pipistrello, un maiale, una signora. I primi due si nascondono per tutto il film. La terza è una donna d’affari – di nome Beth (Paltrow) – che torna a Minneapolis da Hong Kong e si sente un po’ troppo stanca. Sarà il jet lag, o sarà il turbamento per un incontro che le è piaciuto ma le può aver appesantito il viaggio anche psicologicamente, dato che ora è sposata con Thomas (Damon) e c’è una figlia adolescente, Jory (Jacoby-Heron), amore di papà. Se doveva essere una storia di crisi coniugale, si poteva fare a meno di Soderbergh, regista abituato a muoversi in ambiti meno banali. Infatti si volta subito pagina. Beth ha un attacco violento di convulsioni e muore al prontosoccorso. Thomas non fa in tempo a riprendersi che perde anche il bambino di cui è patrigno.  Da qui in poi, è avviata una suspence progressiva sul diffondersi del contagio dovuto a un misterioso virus, rapidissimo e molto aggressivo. Chicago, Londra, Parigi, Tokyo e la Cina: milioni di persone sono minacciate nel mondo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità è impegnata in un’impresa disperata, una lotta contro il tempo per trovare l’antidoto. E si mette in moto la macchina della speculazione farmaceutica, invano fronteggiata dalle buone intenzioni di un giornalista e blogger (Law) il quale tenta di convincere i visitatori del suo sito Internet dell’efficacia di una cura omeopatica. La situazione sembra fatalmente dover degenerare in una tragica e catastrofica confusione planetaria. Le rassicuranti figure di Fishburne nei panni del Dott. Cheever, vicedirettore del Centro USA per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie, e della ricercatrice Erin Mears (Winslet)  non possono più di tanto a fronte dell’inarrestabile valanga virale. Cresce lo spavento, come sarà il finale? Il regista non potrà certo prendersi la responsabilità di una premonizione troppo maleaugurante. Ha di scorta il coraggio della dottoressa Leonora Orantes (Cotillard), pronta a provare su di sé il vaccino non ancora testato sul corpo umano. La cosa si risolverà. Del resto, non sarebbe questa la chiave principale di lettura di un film di Soderbergh, autore raffinato e poco propenso ai larghi ossequi verso il botteghino (cfr. Full Frontal, Solaris, Ocean’s Twelve, Bubble e i due film sul Che). La diversità di Contagion rispetto ad altri prodotti del genere è nella leggerezza del tratto, dello stile (fotografia e montaggio) e nell’insistenza “provocatoria” con cui l’esercizio della progressione tematica – il contagio, appunto – è mantenuta quasi per tutto il tempo. Una sorta di eleganza della morte affascina lo spettatore fino a fargli dimenticare possibili verosimiglianze contenutistiche, il tema del contagio si trasforma nel tema dei contatti, i mille e mille contatti fisici e metaforici di cui il mondo contemporaneo è fatto e di cui non possiamo più liberarci.

Franco Pecori

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9 settembre 2011