La complessità del senso
19 11 2017

Super 8

Super 8
Jeffrey Jacob Abrams, 2011
Fotografia Larry Fong
Joel Courtney, Kyle Chandler, Elle Fanning, Riley Griffiths, Ryan Lee, Gabriel Basso, Zach Mills, Jessica Tuck, Joel McKinnon Miller, Ron Eldard, Amanda Michalka, Jade Griffiths, Britt Flatmo, Glynn Turman, Noah Emmerich, Amanda Foreman, David Gallagher, Brett Rice, Michael Giacchino.
Locarno 2011, Apertura in Piazza Grande.

Ragazzini giocano molto seriamente a fare il cinema inventando una storia di zombi che poi diventa fantascienza. La girano in Super 8, il formato delle pellicole che si usarono negli anni ’70 e che usò lo stesso Abrams (autore poi di Mission: Impossible III, 2006, e Star Trek, 2009) per le sue prime prove con la cinepresa. Siamo in un piccolo centro dell’Ohio nell’estate del 1979, Charles (Griffiths) è il piccolo regista, scrive la sceneggiatura e si fa aiutare da Joe (Courtney), nella speranza di coinvolgere Alice (Fanning), da cui è attratto. La ragazzina si dimostra attrice brava e però si interesserà a Joe, figlio del vicesceriffo Jackson Lamb (Chandler). Della compagnia fanno parte anche Cary (Lee), appassionato di “botti” d’artificio, Martin (Basso) e Preston (Mills). Mentre stanno girando una scena emotivamente impegnativa vicino alla ferrovia, i ragazzini assistono a un impatto terrificante del treno merci contro un furgone che va contro la locomotiva correndo sul medesimo binario. Il carico del treno si rivelerà misterioso, frammenti di oggetti si spargono in giro mostrando una strana potenza distruttrice. Presto il paese entra in confusione, muoiono alcune persone, manca la luce, l’evacuazione generale sembra l’unica soluzione mentre l’esercito si muove in gran segreto tentando di occultare la causa della minaccia. Siamo in epoca di guerra fredda e c’è chi pensa ai Russi, ma la sorpresa sarà ben diversa – non chiarissima, per la verità. Un po’ pasticciata e debole nella motivazione la trama (sceneggiatura dello stesso Abrams), più divertente è seguire le riprese dei bambini in Super 8. Il loro feeling cinematografico ha l’aria di essere “vero” mentre la mostruosa apparizione finale, che non riveliamo, è insieme sproporzionata e inutile rispetto alla storia e alla sua soluzione. Il maggiore interesse del film sta nel curioso contest tra il cinema dei bambini, serissimo, e l’ingenuità forzosa del cinema dei grandi (occhio ai titoli di coda). Il nome di Steven Spielberg tra i produttori non basta a garantire un sentimento autentico.

Franco Pecori

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9 settembre 2011