La complessità del senso
22 11 2017

Sunshine

film_sunshine.jpgSunshine
Danny Boyle, 2007
Cillian Murphy, Chris Evans, Rose Byrne, Michelle Yeoh, Hiroyuki Sanada, Cliff Curtis, Troy Garity, Benedict Wong, Mark Strong, Nicholas Pinnock, Chipo Chung, Paloma Baeza.

Fantastico futuro, prova estrema della scienza verso il destino del mondo. Si avvicina il tempo della morte del Sole, si spegnerà il sistema che ci fa vivere. Una sola soluzione: far riesplodere la stella, ché ci ridia luce e calore. Una bomba grande quanto l’isola di Manhattan è  già in viaggio sulla Icarus II. Alla partenza, gli otto dell’equipaggio hanno inviato ai loro cari messaggi di «arrivederci». Ma il ritorno, essi lo sanno, è tutt’altro che garantito. La prima Icarus, da sette anni non ha dato più segni di sé. La Icarus II servirà anche a capire cosa sia successo. Subito si ha la sensazione di essere in un film dal tono “alto”, fantascienza per la salvezza dell’umanità: non da un “cattivo” che ne minaccia la distruzione per avidità di potere, né dagli alieni, bensì dalla minaccia proveniente dalla  legge stessa del cosmo. Il viaggio traccia subito anche una demarcazione psicologica: oscurità e luce sono temi omogenei a quelli della lontananza e della solitudine. Li intesse il discorso scientifico, della scienza chiamata a calcolare le probabilità di riuscita della missione. I singoli saranno costretti, strada facendo, a scelte drammatiche in funzione del dato tecnico. Tra conoscenza e sentimenti (ansia, speranza, paura, angoscia), la fusione poetica di un concetto: «Siamo solo polvere di stelle». L’inglese Boyle conferma la visione sostanzialmente positiva dell’ “ultima spiaggia”, già espressa nel finale di 28 Giorni dopo. Qui la componente horror è quasi del tutto attenuata a vantaggio del thriller e verso un’accentuazione universalistica del senso. Dal punto di vista stilistico, il lavoro risulta composito, ma le diverse trasparenze – da U boot 96 e K-19 a 2001 Odissea nello spazio trovano una soluzione unitaria e coerente. La scena è ricca di suggestioni immaginifiche e non per questo è povera di concretezza tecnologica. Esempio sintetico è lo sguardo ravvicinato sul Sole. La vita degli astronauti all’interno della nave prende progressivamente una dimensione “interiore” mentre sposta il “viaggio” sul tremendo limite del non-ritorno. Ed è straordinario il punto di disperazione che lo spettatore è chiamato a condividere con i protagonisti, prima di trovare “consolazione” nell’inevitabile finale.

Franco Pecori

Video dell’intervista a Danny Boyle
di Francesco Gatti su Rainews24

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20 aprile 2007