La complessità del senso
18 11 2017

Il mio paese

film_ilmiopaese.jpgIl mio paese
Daniele Vicari, 2006
Documentario

Esce nelle principali città italiane, nelle sale più aperte al cinema d’autore, e anche in versione Dvd, il film che Vicari ha realizzato partendo dal recupero di un memorabile documentario del grande regista olandese Joris Ivens, L’Italia non è un paese povero, commissionato nel 1960 dall’allora presidente dell’Eni, Enrico Mattei, e mai trasmesso dalla Rai nella sua versione originale. Ivens percorreva la Penisola da Nord a Sud, guardandola con l’occhio ottimista di quei momenti che precedevano il boom economico. Il film non uscì nelle sale e bene ha fatto Vicari a utilizzarne alcuni spezzoni per collegare a quello di Ivens il proprio viaggio, inverso, da Sud a Nord nell’Italia di oggi. Questa sorta di andata e ritorno risulta molto istruttiva. A prima vista, il documentario di Vicari può sembrare un’inchiesta televisiva, ma pur adatto al piccolo schermo, Il mio paese ha una sua consistenza artistica che suggerisce una lettura più approfondita. Curata dall’Arci (ex Associazione ricreatica e culturale italiana, dal 1994 Arci Nuova Associazione e dal 2006 Associazione Arci) nel proprio 50° anniversario, la distribuzione sarà capillare nelle sale del circuito Ucca, con la presenza, in alcune tappe, di Massimo Zamboni (autore della colonna del film) in concerto e di Nada, interprete del tema-guida (La mia patria attuale). In molte occasioni del “tour”, il documentario di Vicari sarà affiancato a quello di Ivens. Intanto, apre ai cibernauti il sito ilmiopaese.it, con i contributi quotidiani e liberi di quanti vorranno aggiungere immagini e impressioni, per comporre poi un Il mio paese 2.0, “user generated”. Il viaggio di Vicari dalla Sicilia al Veneto, passando per la Basilicata, il Lazio e la Toscana, evidenzia i problemi della nuova situazione produttiva italiana, con le evidenti contraddizioni di imprese ridotte all’impotenza o che, al contrario, cercano un autoriciclo in funzione delle più attuali istanze globali. Un filo rosso culturale, necessario per la comprensione del nuovo millennio, lega tuttavia le realtà di oggi alla memoria del secolo scorso.

Franco Pecori

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20 aprile 2007