La complessità del senso
17 11 2017

Gli innocenti

film_gliinnocenti.jpgDrabet
Per Fly, 2005
Jesper Christensen, Pernilla August, Beate Bille, Charlotte Fich, Vibeke Hastrup, Julie Ølgaard.

Grazie alla meritevole costanza della piccola società Teodora, che ha distribuito in Italia film di qualità, di autori come Lucrecia Martel (La cienaga, La Niña Santa) e Susanne Bier (Non desiderare la donna d’altri, Dopo il matrimonio), è ora possibile vedere Gli innocenti, che, dopo Bænken (La panchina) e L’eredità, chiude la trilogia del regista danese Fly sulla stratificazione sociale nel suo Paese.  Protagonista è Carsten (Christensen), professore di sociologia all’università, sposato e con un figlio. I suoi buoni rapporti con gli studenti si sono spinti fino ad una relazione con una ex allieva, Pil (Bille), molto più giovane di lui e impegnata nella sinistra extraparlamentare. Durante un’azione contro una fabbrica di armi, Pil, alla guida del furgone in fuga, travolge e uccide un poliziotto e viene arrestata insieme ai due complici che sono con lei. Sotto interrogatorio, nessuno dei tre parla. Carsten, emotivamente coinvolto, lascia la famiglia per visitare più spesso Pil in carcere; quando lei gli rivela di essere la responsabile dell’omicidio, le consiglia di non confessare. Dal processo non viene fuori alcun colpevole e i tre sono rimessi in libertà. Il tema dell’innocenza e/o responsabilità vera o formale, individuale o collettiva, è svolto da Fly restando nel corpo stesso degli eventi e delle singole persone, mai teorizzando le posizioni con dialoghi didascalici. Ne risulta un realismo interno, dove convivono (e contrastano) istanze sentimentali e sociali. Carsten, consapevole del portato della vicenda, è tuttavia mosso principalmente dall’interesse per Pil. La giovane, indotta all’azione violenta dalle sue convinzioni politiche, sente poi crescere la sofferenza morale per l’omicidio compiuto e per le conseguenze sulla famiglia dell’agente morto. Il film contiene, nell’interpretazione dei protagonisti e nella costruzione delle immagini, tutta la complessità anche formale richiesta dall’argomento. Sicché l’attualità del film non va a scapito della sua autonomia artistica.

Franco Pecori

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13 aprile 2007