La complessità del senso
16 12 2017

Le avventure galanti del giovane Molière

film_moliere.jpgMolière
Laurent Tirard, 2007
Romain Duris, Fabrice Luchini, Laura Morante, Edouard Baer, Ludivine Sagnier, Fanny Valette, Mélanie Dos Santos, Gonzague Montuel, Gilian Petrovsky, Sophie-Charlotte Husson.

Jean-Baptiste Poquelin, giovane attore di farse, guida una compagnia di comici sull’orlo del fallimento. I debiti lo sommergono ma, mentre finisce in prigione, non smette di pensare al suo grande sogno: battere Corneille, maestro della tragedia, sul suo stesso terreno. Siamo nel 1644, il giovane, 22 anni, si chiama Molière (Duris) e il suo futuro sarà nella commedia, genere che ora mostra di non aver a genio. In mancanza di testi adeguati, ne scriverà egli stesso, assecondando la propria ambizione. Il film di Tirard è un brillante esempio di lezione non pedantesca sul valore del teatro “leggero”, contrapposto alla pomposità inutile di testi troppo celebrati. Ovviamente Corneille non è l’esempio giusto, ma il paradosso funziona. Costretto dalla necessità, Molière accetta di fingersi precettore della figlia di Jourdain (Luchini), nella casa cioè di un borghese un po’ babbeo che, incapace di recitare, vuole farsi insegnare l’arte della commedia per conquistare le grazie di una giovane nobile. La moglie di Jourdan, Elmire (Morante) scopre ben presto che il prete è finto. Lo osteggia ma poi non lo disdegna come seduttore, mentre Jourdan cade vittima delle false promesse di un nobile squatrinato e truffaldino. Gli attori sono bravissimi, per tutto il film si respira un’aria sottile e frizzante, si vede nascere e andare ad ultimarsi il quadro di una società in divenire, i cui protagonisti sono perfettamente consapevoli del proprio ruolo. E’ commedia dalle radici culturali profonde, capace di divertire con grazia e leggerezza, senza mai tradire il livello artistico, che viene dal grande teatro e dalla sublime letteratura. Impariamo la raffinata lezione di realismo di Molière pur non assistendo a citazioni dirette dei suoi capolavori, ci divertiamo a veder criticati i costumi di una certa società, mai perdendo il gusto dell’ironia.

Franco Pecori 

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6 aprile 2007