La complessità del senso
22 11 2017

Le vite degli altri

film_levitedeglialtri.jpgDas leben der anderen
Florian Henckel von Donnersmarck, 2006
Ulrich Mühe, Sebastian Koch, Martina Gedeck, Ulrich Tukur, Thomas Thieme, Hans-Uwe Bauer, Volkmar Kleinert, Matthias Brenner, Ludwig Blochberger, Charly Hübner, Marie Gruber.
Oscar 2007 film str.

La Polizia di Stato (Stasi) della Repubblica Democratica Tedesca (Ddr) usò i metodi della dittatura per la conservazione del comunismo reale, specialmente negli anni ’80, quando la stabilità del regime divenne più difficile da mantenere. Spietati e persecutori furono i metodi di controllo verso i sospettati di “infedeltà” politica, come risulta dai fascicoli conservati negli archivi, consultabili dopo la caduta del muro di Berlino (1989). E il meccanismo perverso dei sospetti oltrepassò la pertinenza politica per entrare nel merito delle vite degli altri. Il film di esordio del tedesco von Donnersmarck centra il tema puntando al cuore di una storia d’amore di quel periodo, storia in cui s’infiltra la Stasi, non solo per la decisione del colonnello Grubitz (Tukur) di indagare sullo scrittore drammaturgo Georg Dreyman (Koch), ma per compiacere il ministro della Cultura, Hempf (Thieme), il quale punta a conquistare l’attrice Christa-Maria Sieland (Gedeck), compagna di Georg. Si capisce che Le vite degli altri abbia ottenuto in Germania un grande successo di critica e di pubblico. Mai un regista aveva espresso così chiaramente, con un racconto lineare e trasparente, le idee e le impressioni, condivise su larghissima scala dai tedeschi, sul periodo comunista. E si capisce anche l’Oscar come miglior film straniero ad un’opera che segna il punto di una riflessione sulla storia. Ma bisogna dire che il film ha anche un notevole valore artistico. Basti pensare all’interpretazione di Mühe, nei panni dell’agente Wiesler HGW XX/7, che esegue dapprima con fredda malignità e via via con crescente vero interesse, le intercettazioni (apparecchi-spia negli interruttori della luce e nella linea telefonica), ascoltando voci e rumori della casa di Dreyman, fino a immedesimarsi nel dramma che lo scrittore vive dopo aver intuito il pericolo e dopo il suicidio dell’amico regista. Tutto ciò che gira attorno è un mondo grigio, livido, senza aria da respirare. Perfetta la fotografia di Hagen Bogdanski. Quando la persecuzione sfocia nella tragedia, Wiesler riscatta a suo modo la propria dignità. Grazie alla bravura di Mühe, il cambiamento è appena percettibile nel suo volto, ma decisivo, idealmente inciso sui resti del Muro.

Franco Pecori

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6 aprile 2007