La complessità del senso
23 09 2017

I segni del male

film_isegnidelmale.jpgThe Reaping
Stephen Hopkins, 2006
Hilary Swank, Annasophia Robb, David Morrissey, Idris Elba

Maledizioni bibliche. Per chi crede che la distanza tra fede e superstizione sia variabile, ecco profilarsi di nuovo la minaccia delle “Dieci piaghe”, punizioni che nell’Antico Testamento sono riferite al volere di Dio verso il faraone d’Egitto, per non aver questi lasciato che gli ebrei andassero liberi alla Terra Promessa. Questa volta ad essere colpita è la città di Haven, nella Louisiana. Si parte dalla posizione di incredulità di Katherine (Swank), docente universitaria che, dopo aver perso la figlia e il marito mentre era missionaria in Africa, si dedica allo smascheramento scientifico delle false credenze.  Chiamata ad Haven, la professoressa si trova a dover dare risposte certe a strani fenomeni: il fiume si colora di rosso sangue, i pesci e le rane muoiono e, soprattutto, viene trovato morto un bambino. La gente se la prende con una dodicenne del luogo (Robb) e la superstizione sta per lasciare spazio alla violenza. Dopo un avvio “very thriller”, il film vira verso uno svolgimento horror “fenomenologico”, sempre più insistente in senso “satanico”, con esagerazioni spettacolari e adeguato impiego di effetti. Come spesso succede in questo genere di film, il cinema approfitta della falsa (masochistica) “ingenuità” dello spettatore per proporre alla sua indulgenza “sorprese” prevedibili e giustificazioni confuse – nella scrittura, sarebbero frasi senza soggetto. Alla fine, il Diavolo sarà sconfitto, ma forse non completamente: perché porre limiti?

Franco Pecori

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6 aprile 2007