La complessità del senso
24 09 2017

The Conspirator

The Conspirator
Robert Redford, 2010
Fotografia Newton Thomas Sigel
James McAvoy, Robin Wright, Kevin Kline, Evan Rachel Wood, Justin Long, Tom Wilkinson, James Badge Dale, Alexis Bledel, Danny Huston, Johnny Simmons, Toby Kebbell, Colm Meaney, Jonathan Groff, Stephen Root, Norman Reedus, Shea Whigham, Jim True-Frost, Chris Bauer, John Michael Weatherly, Gerald Bestrom.

Arcaico e modernissimo. Redford, da regista, continua il suo cinema per un’America nuova. In un certo senso, seguita il discorso, soprattutto ai giovani, che aveva allestito con Leoni per agnelli. Pesca nella storia un indice di istanze democratiche e lo porta in superficie alla mostra di quanti, ancora oggi, dopo il Wategate e dopo Bin Laden, non si arrendono a fare i conti con il nodo della “legge uguale per tutti”. Redford insiste a voler offrire alle grandi platee temi di riflessione sui destini della nazione americana e quindi della civiltà occidentale, le cui democrazie sono comunque appese al filo di una giustizia sociale e politica continuamente a rischio rottura. Il film si apre con un flash breve, elementare, sul salvataggio di un ufficiale e di un soldato, ridotti allo stremo sul campo di battaglia in uno degli ultimi episodi della guerra Nord-Sud in America. L’ufficiale è Frederick Aiken – McAvoy (Espiazione, The Last Station, X-Men – L’inizio). “Due anni dopo” è il 14 aprile 1865. Abramo Lincoln viene assassinato durante una rappresentazione teatrale, per mano dell’attore John Wilkes Booth. Vengono arrestati e processati sette cospiratori, insieme a Mary Surratt (Wright), la donna nella cui locanda il gruppo si riuniva. Poco prima del fatto, il figlio di Mary, aveva lasciato precipitosamente la casa con l’aria di aver scelto una strada ben più importante della vita in famiglia, con la madre e con la sorella Anna (Wood). Frederick, uscito dalla guerra, affronta la sua prima prova da avvocato, assumendo la difesa di Mary, in un contesto molto difficile, in cui lo Stato si difende cercando di chiudere in modo sbrigativo la vicenda per “dare soddisfazione al popolo”. Viene imposto un processo militare, la sorte degli imputati appare segnata. Aiken, eroico in battaglia con la divisa blu, ora gioca la partita di principio, dell’avvocato che difende “il nemico” in nome della regolarità, della Costituzione. Il processo farsa si concluderà tragicamente. Al giovane avvocato passerà la voglia di esercitare. Ma prenderà un’altra strada. La storia dice che sarà lui il fondatore del Washington Post, un giornale destinato a squarciare i veli della democrazia nel secolo successivo. Bravissimi gli attori, specialmente Robin Wright (White Oleander, Una casa alla fine del mondo), nel difficile ruolo della madre, chiamata a contenere il dramma nascosto del figlio “colpevole” nella consapevolezza che la propria impiccagione sarebbe stata inevitabile. La regìa di Redford sembra cercare provocatoriamente l’impatto con la grande massa di prodotti spettacolari, verso cui si dichiara estranea. Nessun artificio di montaggio, nessun effetto speciale. C’è tutto il tempo e il modo, durante il flusso del film, per riflettere sull’importanza del tema.

Franco Pecori

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22 giugno 2011