La complessità del senso
21 09 2017

Pesaro 2011, Trionfa il cinema coreano


I PREMI


CONCORSO PESARO NUOVO CINEMA 2011 – PREMIO LINO MICCICHÈ
Sette i film in gara nel Concorso Pesaro Nuovo Cinema – Premio Lino Miccichè, la sezione competitiva (con un premio di tremila euro) istituita sette anni fa:
dalla Corea THE JOURNALS OF MUSAN di PARK JUNG-BUM, dall’Argentina con MEDIANERAS di GUSTAVO TARETTO, dalla Francia, questa volta con un’opera di non fiction, QU’ILS REPOSENT EN REVOLTE di SYLVAIN GEORGE, dalla Germania HEADSHOTS dell’americano berlinese LAWRENCE TOOLEY. New entry del concorso, invece, la Thailandia con lo spirituale ETERNITY DI SIVAROJ KONGSAKUL, lo Sri Lanka con il drammatico FLYING FISH di SANJEEWA PUSHPAKUMARA e il Brasile con la commedia nera TRABALHAR CANSA di JULIANA ROJAS & MARCO DUTRA.
A decretare il vincitore, una giuria composta dal saggista, giornalista e critico cinematografico del Messaggero Fabio Ferzetti, dalla sceneggiatrice e regista Marina Spada e dall’attrice Isabella Ragonese.

 

FILM VINCITORE:
MUSANILGI / THE JOURNALS OF MUSAN di Park Jung-Bum
LA MOTIVAZIONE:
Per la profonda adesione personale e l’ininterrotta tensione morale con cui testimonia la lotta quotidiana, le lacerazioni interiori e la disperata speranza del suo protagonista, ultimo fra gli ultimi. Facendo luce al tempo stesso, con stile sempre asciutto e coinvolgente sulla condizione degli emigrati dalla Corea del Nord, su uno degli aspetti più drammatici e soprattutto nascosti della società coreana.
Il regista coreano Park Jung-bum (già assistente alla regia di Lee Chang-dong per Poetry), ha spiegato così la genesi di The Journasls of Musan, di cui è anche interprete principale: “Siamo nati e cresciuti con il problema della divisione tra Corea del Nord e Corea del Sud, per noi è un’abitudine: la tensione ce la portiamo dentro la testa e nel cuore da sempre. Volevo raccontarlo”. The Journals of Musan racconta la storia di Jeon Seung-chul, un rifugiato politico docile e leale, nato a Musan nella Corea del Nord, che, per ovviare alle difficili condizioni economiche in cui si ritrova decide di intraprendere un viaggio “di scappare dal nord per essere felice” e di trasferirsi a Seoul. Qui però s’imbatte in persone ciniche e disoneste, è costretto a vivere, relegato ai bordi di una società spietata, in una periferia in cui il degrado scavalca la dignità umana e dove sembrerebbe non ci sia posto per uno come lui. L’unica misera occupazione che riesce a trovare e che gli permette di sopravvivere è affiggere manifesti pubblicitari sexy in giro per la città. La sola distrazione alle fatiche quotidiane è rappresentata dall’incontro con una donna, Sook-young, cantante nel coro nella sua stessa chiesa. In un primo momento, la corista non si accorge neanche dell’esistenza del ragazzo e lui, continuamente sottoposto a vessazioni, non ha la forza e il coraggio di farsi avanti. Ciò nonostante, nel suo tempo libero, Seung-Chul non perde di vista il suo obiettivo, e segue passo passo la misteriosa Sook-young in giro per la città, fino a quando una sera, dopo l’ennesimo inseguimento, i due si ritrovano a cantare in un karaoke dove lei lavora tutte le notti. Pur di avvicinarsi a lei il ragazzo cercherà di farsi assumere in quel bar. A proposito della chiesa, Park Jung-bum racconta: “Quando i nordcoreani arrivano al Sud ricevono un sostegno solamente dalla Chiesa cristiana che li aiuta a trovare lavoro e a inserirsi in una società diversa che li guarda con gli occhi del pregiudizio. Sono moltissimi i coreani che vanno in Chiesa. È un vero punto di riferimento sotto molti punti di vista, compresa l’educazione dei bambini che lì hanno l’occasione di imparare cose nuove e di studiare musica. Il mio popolo lavora moltissimo, tutto il giorno, torna a casa distrutto, stressato, poi la domenica si mette il vestito buono, va a messa, canta e si sente in salvo”. L’intento del film è di denunciare e di mostrare al pubblico le grandi difficoltà, le umiliazioni, le ingiustizie che i nordcoreani sono costretti a subire pur di integrarsi nella società capitalista della Corea del Sud, dove spesso i rifugiati, i migranti, diventano schiavi dell’emarginazione e vittime di austerità e pregiudizi. E lo fa con le immagini molto più che con i dialoghi. E con il viso di Park Jung-bum: “Ho voluto interpretare il protagonista in modo che non fossero le parole a parlare, ma le mie espressioni. Le scene dei maltrattamenti erano reali, sentite, dolorose. All’inizio ero costretto a essere anche attore dei miei film per questioni economiche, questa volta l’ho scelto”. E conclude così: “Per la trama del film mi sono ispirato alla biografia di un mio amico, e solo io conoscevo a fondo le idiosincrasie e le complessità interiori del personaggio; nessun altro avrebbe potuto sostituirmi in questo ruolo difficile”.

 

MENZIONE D’ONORE:
QU’ILS REPOSENT EN REVOLTE (DES FIGURES DE GUERRE I) di Sylvain George
LA MOTIVAZIONE:
Per la forza poetica, coniugata all’intensità della testimonianza, con cui compone una vera e propria Odissea contemporanea, esplorando in ogni recesso il mondo degli invisibili fino a dare una forma e un senso alle esistenze negate di questi dannati della terra. Con un linguaggio forte e originale che contamina in libertà cinema, documentario e video arte.
Diretto dal francese Sylvain George, il film è ambientato a Calais, una terra di frontiera, un limbo in cui risiedono forzatamente molti migranti che vorrebbero raggiungere le coste inglesi. Spogliati di ogni diritto, trattati come criminali, ridotti allo stato di “puri corpi” o “nude vite”, uomini e donne, diventano mere figure di guerra. L’occhio di Sylvain George li segue con partecipazione e rabbia, registrando i loro gesti che cercano di essere normali e dignitosi, pur vivendo in una situazione degenerata. Si tratta di “un grido di rivolta necessario” dichiara il metteur en scène Sylvain George. Il suo è un  potente documentario d’osservazione girato a Calais, punto strategico di passaggio per i migranti.

 

 

PREMIO “PESARO CINEMA GIOVANE”
La giuria giovani, composta da studenti e neo laureati dell’Università di Urbino “Carlo Bo”, ha assegnato il premio a:
MUSANILGI / THE JOURNALS OF MUSAN di Park Jung-Bum
LA MOTIVAZIONE:
Per la maestria con cui è stata diretta la regia al fine di rappresentare in modo puntuale la storia e la personalità del protagonista. Per l’onestà e la dignità di questo lavoro che, attraverso le vicende narrate, ha esplorato nel profondo la natura umana e i compromessi necessari per vivere all’interno di un contesto sociale e storico difficile, come quello coreano.

 

PREMIO AMNESTY ITALIA 2011, CINEMA E DIRITTI UMANI
TAMBIÉN LA LLUVIA
Il premio “Cinema e diritti umani” di Amnesty International alla 47ma Mostra internazionale del nuovo cinema di Pesaro è stato assegnato al film “También la lluvia” di Icíar Bollaín. La giuria del premio, presieduta da Gianfranco Cabiddu e di cui hanno fatto parte Sonya Orfalian, Riccardo Giagni, Antonello Grimaldi e Riccardo Noury.
LA MOTIVAZIONE:
Con una narrazione estremamente efficace, sorretta da una sceneggiatura attenta, il film affronta il modo originale il tema cruciale dell’accesso a un diritto umano fondamentale, l’acqua, la cui richiesta risuona a ogni latitudine del mondo. È un film che mettendo in relazione passato e presente, fotografa in maniera incisiva la società sudamericana, con particolare sensibilità etica, un efficace ritmo cinematografico e un notevole impegno culturale e sociale. Merita il premio per la lucidità, il senso di responsabilità e l’impegno con cui presenta e analizza i grandi cambiamenti in atto nel continente latinoamericano.

 

MENZIONE SPECIALE
QU’ILS REPOSENT EN REVOLTE (DES FIGURES DE GUERRES I) di Sylvain George
LA MOTIVAZIONE:
Per aver saputo raccontare con una visione critica e coraggiosa una storia “scomoda” di sofferta umanità; per il complesso del suo lavoro di cineasta attento al sociale e per il suo cinema necessario fatto di cruda verità umana.

 

PREMIO CINEMARCHE GIOVANI 2011
L’ILLUSIONE cortometraggio di Stefano Del Frate, Gianluca Grandinetti, Gianluca Marone, Diego Di Giandomenico.

 

DUE MENZIONI SPECIALI
VERGOGNA di Patrizio Agabiti, interpretato da Alessia Natale Mariani e da Luca Zangheri (una produzione Kumo Videolab) e SINCRO degli allievi della classe 4 E del Liceo Artistico Scuola del Libro di Urbino.

 

PREMIO DEL PUBBLICO
Il premio, riservato alla sezione “Cinema in Piazza” sarà comunicato domani sul sito della Mostra  http://www.pesarofilmfest.it/, dopo le operazioni di spoglio delle schede.

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Giovanni Spagnoletti, Direttore artistico

Oltre che per la retrospettiva sul grande cineasta Bernardo Bertolucci (che attendiamo per sabato 25), clou del 25° Evento Speciale Italiano, la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema si contraddistingue in questa 47a edizione per la continuazione di un discorso dedicato al cinema della Russia contemporanea iniziato l’anno passato quando è stata organizzata una ampia monografia sul cinema di fiction russo “Art-House”. All’epoca per ragioni di spazio le opere documentarie erano state rimandate ad una prossima occasione che è giunta ora nel 2011, quando per altro si celebra l’anno dell’amicizia Italia-Russia.

Non possiamo dunque che ripetere anche in questa occasione una nostra precisa convinzione. Rinverdendo una lunga e gloriosa tradizione, la cinematografia russa del nuovo millennio sta ottenendo un crescente riscontro nell’ambito dei Festival internazionali, anche se a ciò non ha corrisposto una adeguata conoscenza sul mercato audiovisivo italiano, sempre meno sensibile all’evoluzione delle cinematografie considerate poco commerciali. Se tutto ciò è giusto per la fiction, il discorso vale ancora di più per quanto riguarda l’immenso campo del documentario, dove la Russia da sempre vanta una produzione di massimo rispetto sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Proprio per ovviare, almeno in piccola parte, all’attuale gap di conoscenza, si è pensato di presentare la più ricca monografia sull’argomento mai realizzata in Italia che, senza poter necessariamente essere esaustiva, cerca di mostrare molte delle facce della non fiction Made in Russia di questo ultimo decennio. In particolare il Festival ha dedicato uno speciale focus su tre autori “indipendenti” che spesso hanno lavorato tra di loro in tandem (Pavel Kostomarov, Antoin Cattin, Aleksandr Rastorguev) in cui è rintracciabile un acuminato, critico sguardo sulla società, in particolare su alcuni aspetti della vita quotidiana o sui riflessi che la guerra in Cecenia ha lasciato nelle coscienze dei suoi abitanti.

Un’altra parte del cartellone realizzato, invece, con la collaborazione delle istituzioni della Federazione Russa (Ministero degli Affari Esteri, Ministero della Cultura, Fondazione per le iniziative sociali e culturali e Direzione dei programmi internazionali) illustra quel segmento del documentarismo prevalentemente indirizzato e votato agli aspetti antropologici, poetici e stilistici dell’attuale “cinema del reale” in Russia. Sono perciò rappresentati (con uno o più lavori) molte delle maggiori personalità, internazionalmente riconosciute, del settore, da Sergej Loznica a Viktor Kosakovskij, da Marina Razbežkina a Pavel Medvedev (che sarà a Pesaro a presentare due sue opere). In questo modo si renderà omaggio anche al celebre “Studio per il Cinema Documentario di San Pietroburgo” (ex Leningrado), la più antica e rinomata istituzione statale nel campo della non fiction, che ha prodotto diversi dei lavori selezionati dal Festival. Sempre per proseguire un discorso iniziato nel 2010 abbiamo continuato ad avere un occhio privilegiato per il lavoro cinematografico delle donne le quali, al pari che nel film a soggetto, rappresentano ormai da tempo un aspetto rilevante e decisivo nel ricco mondo della non fiction. Accanto alla già citata Marina Razbežkina, colei che più di tanti altri ha formato non solo con le sue opere ma anche con il suo insegnamento una nuova leva di documentaristi, vorremmo ricordare ancora Alina Rudnickaja, l’altra figura emergente insieme a Pavel Medvedev, dello Studio di San Pietroburgo e la trentaduenne Galina Krasnoborova (attiva tra Mosca e Pietroburgo) che da molti viene paragonata per la straordi- naria padronanza del linguaggio delle immagini a Sergej Loznica. Entrambe queste autrici saranno al Festival a presentare i loro lavori. Infine dobbiamo segnalare nel nostro cartellone alcuni film-saggio riguardanti due grandi maestri del cinema russo. Igor Majboroda ha cercato di ricostruire come fosse una detective story le complesse, rocambolesche vicende della lavorazione di Stalker (1979) sinora conosciute solo attraverso la testimonianza del regista Andrej Tarkovsky, e l’allontanamento del celebre direttore Georgi Rerberg dal cast del film – uno dei capitoli meno conosciuti della storia del cinema sovietico. In Ostrova. Aleksandr Sokurov/Islands. Alexander Sokurov, invece, una importante autrice come Svetlana Proskurina rende un commosso omaggio al maestro Sokurov di cui è stata allieva oltre che cosceneggia- trice dell’Arca russa (e sul cui set è stato girato questo doc.).

La monografia sul cinema russo contemporaneo si completa con una sorta di piccolissimo “aggiornamento” riguardo al cinema di finzione al femminile presentato l’anno scorso. Parliamo dell’interessante debutto dietro la macchina da presa dell’attrice Alena Semenova con Ryabinovyy vals/The Rowan Waltz e di Peremirie/ Truce, l’ultimo film della già citata Svetlana Proskurina (che interverrà al nostro festival a presentare i suoi lavori), una regista di cui Pesaro nel 2008 aveva presentato Luchshee vremya goda/The Best of Times.

Oltre alla Russia, il programma dell’edizione 2011 del Festival si completa con due omaggi italiani. Attivi tra Milano e Berlino, il collettivo di cineasti che si nascondono dietro la sigla Flatform, sono, internazionalmente parlando, trai più riconosciuti autori di cortometraggi prodotti nel nostro paese. Ispirate da un incipit filosofico che vuole visualizzare un habitat in cui il paesaggio e/o le azione delle persone sembrano identici ma in continuo cambiamento temporale, le opere del gruppo milanese sono state presentate nei maggiori Festival di cinema (Rotterdam, IndieLisboa, Venezia, Oberhausen, ecc.) mentre il loro ultimo lavoro, Un luogo a venire (2011), verrà presentato in anteprima italiana.

Al videoartista, performer, fotografo e regista di documentari, all’eclettico Cosimo Terlizzi (classe 1973) sarà dedicato uno speciale focus articolato tra la sala dello Sperimentale e il Dopofestival nel cortile di Palazzo Gradari che come sempre, Around Midnight, concluderà con quattro diversi programmi notturni (da martedì a venerdì) le lunghe giornate del Festival. Un lavoro artistico, quello di Terlizzi, che, nell’attraversare media diversi, si caratterizza con maturità stilistica per un approccio che, partendo dall’Io, fa volgere lo sguardo verso la relazione tra l’essere umano e il suo ambiente, attraversando i temi della identità, del rito e dei luoghi che abitiamo. Oltre a numerosi videoclip, nei suoi lavori più lunghi (che pre- sentiamo in sala) l’artista pugliese (è nato a Bitonto, in provincia di Bari ma la sua attività si è divisa tra Bologna e la Svizzera) ha visitato sia il videodiario solipsistico (Folder) sia il docu- mentario geograsfico tradizionale (i tre episodi di Murgia) che però viene “terremotato” dal- l’ironia e da elementi comico-grotteschi. Infine ancora dall’Italia i cortometraggi del Premio CineMarche Giovani indetto dal Festival e volto a scoprire giovani talenti nel campo dell’au- diovisivo, i possibili autori di domani.

Anche questo anno il Concorso “Pesaro Nuovo Cinema” offre una piccola (sette film) ma ci auguriamo fortunata selezione di opere giovani, provenienti dai quattro angoli del mondo, molti dei quali più volte frequentati in passate occasioni: ad esempio la Corea (The Journals of Musan di Park Jung-Bum), l’Argentina (Medianeras di Gustavo Taretto), la Francia (questa volta con un’opera di non fiction: Qu’ils reposent en revolte di Sylvain George) e la Germania (Headshots dell’americano-berlinese Lawrence Tooley). New Entry del Concorso sono invece la Thailandia con lo spirituale Eternity di Sivaroj Kongsakul, lo Sri Lanka con il drammatico Flying Fish di Sanjeewa Pushpakumara e il Brasile con la commedia nera Trabalhar cansa di Juliana Rojas & Marco Dutra. A concludere i film della Piazza, invece, una coproduzione fran- co-spagnolo-messicana molto engagé sulla guerra dell’acqua: También La Lluvia/Even the Rain scritto da Paul Laverty (il celebre sceneggiatore di Ken Loach) e diretto dalla moglie, la spa- gnola Icíar Bollaín.

Estremamente soddisfatti almeno dal punto di vista personale per il programma 2011 (ma sarà piuttosto il nostro pubblico, più che noi, ad esprime un giudizio sul cartellone proposto), una nota finale di amarezza va invece alla situazione generale del Festival che si è visto costretto a rinunziare ad una sala di programmazione, a pubblicare un solo volume (quello a cura di Adriano Aprà su Bernardo Bertolucci) oltre che a snellire l’offerta di film in program- mazione. La difficile generalizzata situazione economica nel nostro paese, il ritardo nei finan- ziamenti dello Stato, il lievitare dei costi minacciano di compromettere la competitività di quella che è stata e resta una delle più antiche e rinomate manifestazioni di cultura cinematografica in Italia. Non possiamo nasconderci le difficoltà contingenti e possiamo solo augurarci (e lavorare) perché nel prossimo futuro si assista finalmente ad un’inversione di tendenza rispetto a questa situazione non poco difficile.

(11 giugno 2011)

 

 

 


Sito ufficiale della Mostra qui

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26 giugno 2011