La complessità del senso
18 11 2017

The illusionist

film_theillusionist.jpgThe illusionist
Neil Burger, 2006
Edward Norton, Paul Giamatti, Jessica Biel, Rufus Sewell.

«Niente è come sembra», l’occhiello che introduce al titolo del film afferma la stessa verità primaria del cinema inteso come insieme di immagini fotodinamiche montate (dove per montaggio può valere, al limite, anche un’unica inquadratura fissa). In altre parole, l’obbiettività dell’obbiettivo è un’illusione, non solo perché l’inevitabile inquadratura determina una selezione del “reale”, ma perché il “reale” non è propriamente riprodotto o catturato dall’obbiettivo. L’alternativa pressoché iniziale stabilita dal dualismo Lumière-Méliès non fu tra verità del documentario (L’arrivo del treno) e fantasia del racconto (Il viaggio sulla Luna): era piuttosto in gioco la qualità, il modo, il punto di vista del cinema – ferma restando la non-obbiettività delle immagini. Oggi, con il progredire degli effetti speciali, il potere illusionistico del cinema ha stabilito una convenzionalità tale da produrre quella sorta di assuefazione allo straordinario che spesso impedisce al pubblico in sala di ri-conoscere la straordinarietà dell’ordinario. Il film di Burger, tratto dal libro “Eisenheim the Illusionist”, di Steven Millhauser, non può contare sulla suggestione letteraria e si riduce a rappresentare la finzione di una finzione: l’illusionista Eisenheim (Norton) risulta eversivo agli occhi di Leopoldo d’Austria e, siccome con i suoi magheggi gli sottrae anche la donna (Biel), provoca nel principe una reazione assassina. Testimone dubbioso della romantica vicenda è l’ispettore Uhl (Giamatti), aggrappato alla legge ma disponibile alla credenza. Il pubblico che accorre agli spettacoli dell’illusionista parteggia per lui affinché non lo si arresti ed è qui la difficoltà del Potere nei suoi confronti. Da questo versante, il film è metafora d’interesse profondo. Meno originale, per dirla lievemente, la tematica della verità-non-verità delle cose, dato che sarebbe difficile incontrare qualcuno che oggi credesse ai fantasmi e alle apparizioni, agli oggetti che si animano e ai corpi “trasparenti”.

Franco Pecori

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6 aprile 2007