La complessità del senso
17 10 2017

Red Road

film_redroad.jpgRed Road
Andrea Arnold, 2005
Kate Dickie, Tony Curran, Martin Compston, Natalie Press, Paul Higgins, Andy Armour, Carolyn Calder, John Comerford.
Cannes 2006: Prix della Giuria.

Cinema inglese, sperimentale (senza le virgolette), girato con occhio sincronico e con sguardo attento a ciò che accade non solo ai personaggi ma anche nella realtà circostante. Sceneggiatura programmata ma non determinata in modo ferreo. Attrazione dell’accadimento, suspence del contatto. Distanza dal genere. Nel panorama asfissiante del cinema internazionale, precostituito, rigido, il più delle volte precotto su ricetta divistica, il film della regista scozzese, alla sua opera prima, premiato a Cannes, si distingue per  la fiducia che ne traspare verso il mezzo, verso la sua capacità di “rivelazione”. Jackie (Dickie) vive quotidianamente non il mondo in modo diretto ma la sua rappresentazione: è operatrice in una sala di controllo con telecamere a circuito chiuso, che può manovrare in modo da seguire i movimenti delle persone in città. Sui monitor la donna vede “passare” le vite degli altri, le osserva incuriosita, le registra, le segnala ad altri operatori per azioni di soccorso. E le racconta a se stessa, in un dialogo “privato”, intimo, silenzioso, creativo. Già tutto questo sarebbe sufficiente per essere il film, con la scelta indovinatissima dell’attrice, dal volto inusuale, dai lineamenti non generici. Ma un giorno, qualcosa in più attrae l’attenzione di Jackie e la spinge a muoversi verso l'”oggetto”. E abbiamo il confronto, drammatico di per sé, tra la vita nei monitor e la vita “reale”. E’ una di quelle occasioni di emozione che non capitano spesso al cinema. Il conflitto di Jackie con l’uomo che lei riconosce come quello che ha rovinato la sua famiglia è raccontato con una progressione che non viene dalla sceneggiatura scritta bensì dalla verità delle immagini, dei movimenti, dei respiri, della realtà dei luoghi e dei corpi. Tanto che, quando poi la suspence si scioglie, un senso di banale consapevolezza ci invade.

Franco Pecori

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30 marzo 2007