La complessità del senso
20 11 2017

Il ragazzo con la bicicletta

Le gamin au vélo
Jean-Pierre e Luc Dardenne, 2001
Fotografia Alain  Marcoen
Cécile de France, Thomas Doret, Jérémie Renier, Fabrizio Rongione, Egon Di Mateo, Olivier Gourmet.
Cannes 2011, concorso: Grand Prix.

Ricerca del padre, dinamismo “neoralistico”, groviglio interiore, soluzione “altra”. La struttura è seria e offre possibilità profonde. I fratelli Dardenne, già vincitori di due Palme d’Oro con Rosetta (1999) e con L’enfant (2005), questa volta scelgono un piano espressivo “per ragazzi”. Con discreta dignità puntano la cinepresa principalmente sul dodicenne Cyril (Thomas Doret) e ne descrivono le reazioni, tipiche di un bambino abbandonato dal padre. E con la tipicità introducono anche il tema del rapporto tra vicenda personale e problemi socio-pedagogici nella società di oggi. Il motivo per cui Guy Catoul (Jérémie Renier) vuole liberarsi del figlio non è approfondito, ne parla in modo sbrigativo il padre stesso con Cyril in un raro e forzato incontro, parla di difficoltà economiche che lo costringerebbero a fare il cuoco nel locale di quella che sembra essere la sua donna attuale, ma il ragazzo non rimane affatto convinto e si dispera, continua a cercare in tutti i modi il riaggancio col padre che lo ha sbattuto in un istituto. Meno male che, casualmente, Cyril trova l’appoggio di una brava giovane, la parrucchiera Samantha (Cécile de France, brava anche l’attrice), la quale lo aiuta a venir fuori dalla crisi con un atteggiamento più che corretto – da esperta educatrice, cercando di ricostruire in Cyril il giusto equilibrio di responsabilità e scelte. Tutto liscio per la teoria. La regìa vi aggiunge un pizzico di poesia, mostrando il coinvolgimento emotivo e quasi sentimentale dei due protagonisti («E’ caldo il tuo respiro», si lascia sfuggire Cyril). È l’affetto sincero e man mano profondo di Samantha (di fronte all’aut-aut del suo compagno, lei preferisce tenersi il ragazzo con la bicicletta) a salvare Cyril da un brutto coinvolgimento con un pusher capobanda di periferia che poi farà la fine (un po’ troppo scontata e “alleggerita” da ulteriori possibili complicanze) che si merita.

Franco Pecori

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18 maggio 2011