La complessità del senso
17 12 2017

Centochiodi

film_centochiodi.jpgCentochiodi
Ermanno Olmi, 2007
Raz Degan, Luna Bendandi, Amina Syed, Michele Zattara, Damiano Scaini, Franco Andreani, Andrea Lanfredi, Carlo Faroni, Luigi Galvani, Enrico Molinari, Giuseppe Pivanti, Giovanni Ponti, Pino Ponti, Gino Rizzati, Angela Fornaciari, Ettore Viani, Franco Seroni.

Il cinema di Olmi: rifiuto della fuga, trasparenza dello sguardo, pertinenza del racconto, coerenza della metafora. Sarà il caso di fermarsi a considerare il metodo dell’autore de Il tempo si è fermato, Il posto, I fidanzati, L’albero degli zoccoli, La leggenda del santo bevitore, Il mestiere delle armi, Cantando dietro i paraventi. Sarà il caso, ora che Olmi dichiara di aver fatto il suo ultimo film “narrativo” e di volersi di nuovo dedicare ai documentari, come agli inizi della carriera. Mezzo secolo di poesia inseguendo e praticando la fede nella ricerca, intelletto e cuore, evitando bugie e compromessi, pescando nelle cose della vita con l’esca della trascendenza, fuori dal rito. Ultimo ma non ultimo, Centochiodi è tutt’altro che la chiusura di un discorso. Proprio oggi, che la Chiesa sembra irrigidirsi nel dettato della Verità, ecco l’immagine estrema della “crocifissione” dei libri, di quei libri polverosi della biblioteca del vescovado in cui riposa la saggezza di secoli. Un giovane professore (Degan, volto giusto per il ruolo) dell’Università di Bologna, mentre un vecchio monsignore continua a leggere piegato sui tomi, compra due scatole di grossi chiodi e con un martello fissa al pavimento i volumi. Atto trasgressivo e solitario, meditato ed eseguito in silenzio. Metafora non facilmente semplificabile. «Le religioni non hanno mai salvato il mondo», è scritto in testa a tutto il lavoro, conclusione e punto di partenza. Ma Olmi non blocca la tesi sulla linea del traguardo, la rigira e la decostruisce, verificandola in osservazioni concrete, cinematografiche, al seguito del professore che si spoglia di tutto e si sofferma a rifugiarsi dalla pioggia in una casetta diroccata, lungo il fiume nel Mantovano, uomo che si fa Cristo parlando e vivendo con le persone umili che incontra e che gli sorridono. E non è tanto la “parabola” ad imporsi, ché non è questo il modo di Olmi: è piuttosto – decostruito il “panorama” fittizio delle abitudini e delle sclerosi – il rispetto e l’amore dello sguardo verso gli oggetti della vita, i più comuni, usuali, che rinascono via via solo perché catturati dall’occhio- cinepresa; oggetti concreti e astratti allo stesso modo, che vanno a formare un discorso disinteressato, non organico al consolidamento della convenzione esterna. E’ un rilancio provocatorio e salutare, che risponde ai grandi interrogativi assoluti smontandone la retorica e denudandoli di fronte ai destini del mondo. Mentre il fiume scorre e le baracche abusive si “salvano” dalla ruspa del Progetto Regionale grazie alla presenza inaspettata del professore, è forse l’ora di schiodare i libri che, «pur necessari, non parlano da soli». Centochiodi emoziona e commuove per il senso di una necessità dell’immanenza, una necessità vissuta a fondo proprio da chi ricerca il suo complemento, altrettanto necessario; proprio nel corpo elastico della dialettica serrata di parola e Verbo, di tempo e Storia, di sentimento e Ragione. Un invito, sommesso quanto urlato, a trafiggere per rinascere. A ri-vivere per ri-leggere. E’ l’ultima parabola di Olmi.

Franco Pecori

psicologia.gif in psicologia

Se Bene e Male hanno la stessa origine, se tutto viene da Dio, perché Dio non dovrebbe essere responsabile anche del Male? Il protagonista di Centochiodi usa gli stessi chiodi della Croce per inchiodare i libri, ripete la Crocifissione crocifiggendo se stesso e mette in atto il suo paradosso: per vivere deve morire. E’ come se Cristo dicesse: «La prima crocifissione non è servita a niente, i miei insegnamenti sono rimasti cosa morta nei libri». E non vuol dire che i libri siano di per sé il Male, ma non servono se il loro contenuto non diventa vita. Il professore prova a estrarre dal libro la vita, la vita che è fatta soprattutto di rapporti umani, autentici e profondi. Nel film vediamo che tali rapporti sono possibili solo tra persone autentiche, schiette, povere. Povero è Bene? Nella povertà, quando non sia miseria, non c’è la contaminazione degli interessi.

Vera Di Maio

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30 marzo 2007