La complessità del senso
24 09 2017

L’altra verità

Route Irish
Ken Loach, 2010
Fotografia Chris  Menges
Mark  Womack, Andrea Lowe, John Bishop, Geoff Bell, Jack Fortune, Talib Rasool, Craig Lundberg, Trevor Williams, Russell Anderson, Jamie Michie, Bradley Thompson, Daniel Foy.
Cannes 2010, concorso.

Fergus (Womack) e Frankie (Bishop), due amici per la pelle sin dalle elementari. Da adolescenti, a Liverpool, marinando la scuola sognano sul traghetto sul fiume Mersey di andare lontano, di viaggiare per il mondo. L’ultima inquadratura del film richiamerà in maniera drammatica quel battello. «Criminali che si vendono come puttane per i soldi, questo siamo noi», dirà Fergus a conclusione della sua indagine sulla sorte subita nel 2007 dal suo amico in Iraq e sulla qualità del lavoro che insieme si erano scelti. In un agguato lungo la strada che unisce la Green Zone al centro di Bagdad, la Route Irish famosa per la sua pericolosità, Frankie viene ucciso, terminando così la sua avventura nelle fila dei “contractors”, agenti della “sicurezza” assoldati da privati. La morte dell’amico addolora Fergus e suscita in lui dubbi profondi sul comportamento dei mercenari, i quali, agiscono tuttora in quelle zone nonostante la legge che ne ha coperto le azioni anche feroci fino al 2009 sia ormai scaduta. Fergus non accetta la giustificazione che gli viene data sulla fine di Frankie – «Nel posto sbagliato al momento sbagliato» – e indaga a livello personale, arrivando a usare gli stessi metodi violenti che ora vorrebbe combattere. Loach, rispetto ai precedenti Sweet Sixteen, Un bacio appassionato e Il vento che accarezza l’erba, sembra cedere a una qualche tentazione di genere, devitalizzando così certe sue sensibilità verso il carattere e le ragioni anche interne dei personaggi. Oltre alla strutturazione del protagonista (buona comunque la prova di Womack), si veda lo sviluppo del rapporto dello stesso Fergus con Rachel (Lowe), la vedova di Frankie con la quale crescerebbe un amore proprio durante il progredire della “ricerca”. I sentimenti sono frenati dal prevalere dell’elemento thriller. E d’altra parte, il thriller trova ostacolo nella sostanza di fondo, che è drammatica. Resta soprattutto la denuncia del carattere affaristico della guerra e delle sue conseguenze in Iraq. Oggi, non è nemmeno poco.

Franco Pecori

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20 aprile 2011