La complessità del senso
23 09 2017

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Zack Snyder, 2007
Gerard Butler, Vincent Regan, Lena Headey, David Wenham, Dominic West, Michael Fassbender, Rodrigo Santoro, Andrew Tiernan, Andrew Pleavin.

Incasso record all’uscita negli Stati Uniti (76 milioni di dollari nei primi tre giorni). Passione per la storia? Parlare di storia qui sarebbe come parlare di politica attraverso il gossip. Pertinenze diverse. Per come sono rappresentati Leonida (Butler), re di Sparta, e Serse (Santoro), re di Persia, possiamo chiamarli tranquillamente Pippo Uno e Pippo Due. Ciò che conta è il fumetto, anzi, come si dice più correttamente, la graphic novel. Si tratta della trasposizione filmata dei disegni mantenendo di questi il carattere stilistico. La proiezione del film in America ha suscitato la reazione sdegnata da parte iraniana, non tanto per come sono raccontati i fatti (la battaglia del 480 a. C. al passo delle Termopili, con l’eroica resistenza dei trecento di Leonida di fronte alle sterminate schiere di Serse), quanto per il modo in cui la civiltà persiana è rappresentata, molle, priva di ideali, corrota. In effetti, la contrapposizione Leonida-Serse è al limite del grottesco. Pippo Uno, muscoli e coraggio, occhio fisso, difensore della libertà; Pippo Due, altissimo ma trans, volto intessuto di piercing, tracotante “divinità”; Pippo Uno, mangiapreti (non dà retta all’oracolo e va incontro al nemico) in nome della salvezza della società; Pippo Due, dominatore ambiguo, attorniato da falsi idoli e da mostri maligni. Due mondi ancor più contrapposti, se possibile, di quanto non lo siano, nell’immaginario esteso di oggi, l’Occidente e l’Iran. Ma attenzione: si tratta di un fumetto realizzato nello stile “esagerato” che ha portato al successo Sin City (medesimi autori, Frank Miller e Lynn Varley). Dunque, la rappresentazione non va certo presa come realistica. Roba da appassionati del genere. Va rispettata la distanza del linguaggio, come dire: un conto è fare la guerra, un conto è collezionare le figurine di guerra. Il problema è che nessuno (può esserci sfuggita l’eccezione) si preoccupa di cogliere, oltre alle figure, le parole del fumetto. I persiani sono “bastardi senza madre”,  i Trecento sono “tutti con figli maschi che tramandino il loro nome”, l’urlo di Leonida è “pregnante e intenso”. E via via dicendo. Se guardare le atrocità degli scontri può essere “divertente”, non altrettanto probabile è il distacco nell’ascolto del piano letterario.

Franco Pecori

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23 marzo 2007