La complessità del senso
23 11 2017

Still life

film_stilllife.jpgSanxia haoren Jia Zhangke, 2006 Zhao Tao, Han Sanming, Hong Wei Wang Venezia: Leone d’oro; Asian Film Awards: regia

Mentre in Italia l’annuncio pubblicitario della nuova Cinquecento Fiat segna la celebrazione definitiva della storica apertura del boom economico degli anni Sessanta, attualizzando ancora il simbolo di una post-rinascita – e nuovi film “giovanili” decretano il post-trionfo, altrettanto definitivo, della commedia di costume sull’ impegno neorealistico – dalla Cina arriva, superpremiato, il cinema del dissidente Jia Zhangke. Dalle necessarie biciclette della ricostruzione nostrana all’espansione universale dei telefoni cellulari il passo è vertiginoso e i parametri di giudizio per il passaggio epocale, dalla storia millenaria al fulmineo riassetto industriale, sono difficilmente individuabili, soprattutto per via estetica, con la visione di un film. L’importanza di Still life è in questa vertigine del senso. L’occhio documentario del regista traduce in una sorta di unico flusso le residue (e profonde) istanze della tradizione culturale e le aggressive necessità della nuova progettazione socio-economica. E non c’è, sembra, diga che tenga: il flusso travolge, o ingloba, le storie e i drammi individuali, impastando nelle belle immagini la crudeltà di destini emergenti. Riflessivo e rivoluzionario insieme (ancora la vertigine), il film si aggancia, provocatorio, alle due storie-guida, del minatore e dell’infermiera, di due persone alla ricerca dell’ex moglie e del marito perduto; due che, cercando il filo della propria esistenza, scoprono il panorama Ancora lo spettacolo del divenire epocale, dell’antico villaggio sconvolto e sommerso dalla costruzione di nuovi argini. La vita sembra bloccata mentre le suonerie dei cellulari offrono il nuovo background non-solo-sonoro. Macerie e altri orizzonti, scelte necessarie e perfino impossibili, spettacolo del divenire.

Franco Pecori

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23 marzo 2007