La complessità del senso
23 11 2017

Rasputin

Rasputin
Louis Nero, 2010
Fotografia
Francesco Cabras, Daniele Savoca, Diana Dell’Erba, Ottaviano Blitch, Marco Sabatino, Anna Cuculo, Ola Cavagna, Davide Ranieri, Matilde Maggio, Riccardo Cicogna, Elena Presti, Anara Bayanova, Luciano Rosso, Michele Chiadò, Attilio Cottura, Eleonora Mercatali, Toni Pandolfo.

Tra misticismo e nazionalismo, la “storia vera” di Grigorij Efimovi? Rasputin prende forma di videofumetto-inchiesta, articolato in quadri che la fotografia e il montaggio sistemano in una sorta di grafica sdrammatizzante e un po’ didascalica. Il rientro in vita del contadino-monaco siberiano (1869-1916), la cui vicenda “misteriosa” e anche politica appassionò per molto tempo i cercatori d’oro “spirituale”, fa seguito a film e racconti di tutti i tipi che, messi insieme, compongono un guazzabuglio favolistico non moderno. Recupero per quale ragione? I tempi sono confusi. E l’arte cinematografica va perdendosi in labirinti progettuali poco definiti. Buono, per dirla in maniera sbrigativa, in una serata di dibattito televisivo all’indietro, il film del torinese Nero (Golem, Pianosequenza, Hans, La rabbia) ha l’aria di voler rivalutare la figura in oggetto, ma la cassaforte del mistero ha, per così dire, più di una serratura e, alla fine, la chiave giusta non si trova. Rasputin vagola indeciso cercando la propria vera missione, o meglio facendoci (miracolosamente?) arrivare una lettura di sé ancora in qualche modo vendibile. Difficile da assassinare, il monaco, ad ogni tentativo di farlo fuori, rientra in “estasi” e quasi ci prova gusto. Si sente importante per via che ha messo le mani sui destini della famiglia di Nicola II, con i consigli all’ultimo zar di Russia e con le cure al principino Aleksei, ma il suo messaggio non sale, limitandosi ad una trasmissione piuttosto “bassa” di giustificazioni, “spiritose” più che spirituali, e restando invischiato tra sessualità esorcistiche e orgiastiche.

Franco Pecori

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8 aprile 2011