La complessità del senso
20 11 2017

Bordertown

film_bordertown.jpgBordertown
Gregory Nava, 2005
Jennifer Lopez, Martin Sheen, Maya Zapata, Juan Diego Botto, Sonia Braga, Antonio Banderas, Juanes.

Dedicato alle donne scomparse e uccise di Juarez, con il patrocinio di Amnesty International. La piccola città di confine tra Messico e Stati Uniti è tristemente nota per l’impressionante serie di delitti contro le donne, operaie delle maquiladoras, le fabbriche in cui si assemblano oggetti industriali a basso costo per il mercato americano. Sono fabbriche nate a seguito dell’Accordo di libero commercio (Nafta) lungo la frontiera.  I delitti, più di 500, molti dei quali rimasti impuniti, sono a sfondo sessuale. Dopo il turno di lavoro, le donne, per lo più giovani, tornano alle baraccopoli attraverso lunghi percorsi in autobus. E a molte tocca la sorte di essere violentate e uccise. I loro corpi vengono ritrovati con i segni di macabri rituali. Passato in concorso al fewstival di Berlino, il film di Nava, regista americano di origini messicane, si ispira alla realtà. Jennifer Lopez, nei panni di Lauren, una giornalista inviata a Juarez per indagare sui misteriosi omicidi, con l’aiuto di Alfonso (Banderas), un vecchio amico che ora dirige il giornale locale, incontra Eva (Zapata), una ragazza sopravvissuta nel deserto all’aggressione dell’autista del bus. Il réportage non sarà facile. Eva è una testimone scomoda di quanto sta avvenendo a Juarez e la polizia è controllata dalle industrie che basano i loro affari sulle fabbriche di confine. Da un certo punto in poi l’avventura prende il sopravvento sul tema e il film si arrende al genere, lasciando agli espliciti sfoghi di Lauren la denuncia di carattere sociale. Lopez si arrangia come può in un ruolo a lei poco adatto. Il racconto oscilla tra scene “spettacolari”, che forse richiederebbero mezzi più consistenti, e pause “drammatiche” per seguire la vicenda personale di Eva. Resta lo sdegno per la realtà da cui il film prende le mosse.

Franco Pecori

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23 marzo 2007