La complessità del senso
20 09 2017

Il gioiellino

Il gioiellino
Andrea Molaioli, 2010
Fotografia Luca Bigazzi
Toni Servillo, Remo Girone, Sarah Felberbaum, Lino Guanciale, Fausto Maria Sciarappa,mLisa Galantini, Vanessa Compagnucci, Maurizio Marchetti, Igor Chernevich, Jay O. Sanders, Gianna Paola Scaffidi, Adriana De Guilmi, Alessandro Adriano,Renato Carpentieri, Roberto Sbarrato, Alessandro Signetto.

Amaro finale, anche un po’ sarcastico: «Però, che anni meravigliosi che abbiamo avuto…». Già, quando Sisinho era “incedibile” e quando un Presidente del Consiglio non faceva una piega se un Tanzi della Parma Calcio e della Parmalat in crisi andava a trovarlo. Furono gli anni del tracollo di quel “gioiellino” di azienda che per allargarsi troppo sui mercati internazionali affogò nel latte. O meglio, nei soldi liquidi inesistenti, rimpiazzati con i falsi bilanci e con la speculazione in borsa. Inutile anche il viaggio in Russia, mondo lontano e ben più tosto, «paradiso in cui è difficile entrare e da cui è impossibile uscire». Nel film di Molaioli cambiano i nomi dell’azienda e dei protagonisti di quel crac. Il gioiellino di famiglia si chiama Leda, il patron è Rastelli (Girone), il suo principale collaboratore, Tonna, è il ragionier Botta ed ha il volto di Servillo. La vicenda, dal 1992 al 2003, è sceneggiata con cura e rappresentata con quella sorta di discrezione stilistica che aveva già contraddistinto La ragazza del lago (2007), opera prima del quarantaquattrenne regista romano. Ma il film stenta a trovare  una sua autonomia dal referente, prova a cercare una sua dimensione specifica, grazie soprattutto alla forte personalità di Servillo, ma resta in bilico tra docufiction e thriller, quasi affidandosi alla capacità di “riconoscimento” che lo spettatore informato potrà esercitare ricordando la “storia vera”. Viene servito un “piatto freddo” e, al dunque, il vero protagonista risulta essere il tentativo di aggiornamento in prospettiva internazionale, la dimensione provinciale, piccola e ristretta, di un’impresa poco più che paesana, trovatasi a fare i conti con l’aggressiva e nuova “creatività” finanziaria, in un mondo per il quale il motto di Rastelli, «Oltre al prodotto, dei valori», assume un significato patetico.

Franco Pecori

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4 marzo 2011