La complessità del senso
17 12 2017

The Fighter

The Fighter
David O. Russell, 2009
Fotografia  Hoyte Van Hoytema e Matthew Libatique
Mark Wahlberg, Christian Bale, Amy Adams, Melissa Leo, Mickey O’Keefe, Jack McGee, Melissa McMeekin, Bianca Hunter, Erica McDermott, Jill Quigg, Dendrie  Taylor.
Oscar 2011: Christian Bale atnp, Melissa Leo atrnp.

Così finto che sembra vero, un vero fumetto (non nel senso del valore artistico). Scansione univoca delle scene (oh, i “Sette tipi di ambiguità”, pensati dall’inglese William Empson nel 1930), didascalismo narrativo, espressività bloccata nei momenti “significativi”, prevedibilità esibita degli snodi drammatici, funzione simbolica degli scambi di colpi sul ring, inverosimili “documenti” sportivi. Uso letterario della boxe. Non incide nella sostanza la bravura, premiata con l’Oscar, dei due attori “non protagonisti”, nei ruoli fondamentali di Dicky Eklund (Bale), fratellastro maggiore del protagonista Micky Ward (Wahlberg), e di Alice (Leo), la madre che in tutti i modi cerca di conservare il dominio sulla famiglia (ci sono anche sette sorelle). Nonostante il riferimento alla “storia vera” dei due pugili realmente esistiti, il tema c’entra poco col pugilato – destino comune, del resto, ad altri film del passato, a partire da Lassù qualcuno mi ama (1956). Un po’ forzato l’espediente della troupe tv che sta girando un documentario su Dicky, non per registrarne un improbabile ritorno al trionfo ma per sottolinearne la caduta nella dipendenza da droga. Nella provincia piccola e grigia (siamo a Lowell, Massachusetts), lo squinternato Dicky vive nel mitico ricordo di un knock down ottenuto nel 1978 a Boston sul campione Sugar Ray Leonard. L’ex eroe di Lowell vuole ora, insieme alla matriarca, spingere il fratello Micky, allenarlo e gestirne la carriera. Micky sembra succube, le sconfitte si susseguono. Poi entra in gioco Charlene, la ragazza che gli apre gli occhi (ma il pubblico ha già capito da un pezzo): «Sei veramente convinto che la tua famiglia badi a te?».  Il pugile si convince che è meglio affidarsi ad altri manager e il sistema entra in crisi. Il pugilato, però, è fatto anche di cuore e Micky potrà vincere sul ring soltanto quando sentirà tutta la famiglia stringersi attorno a sé. Restano i problemi, intravisti, del degrado ambientale entro cui vivono le speranze di tanti giovani. In fondo, a Micky interessa il denaro per avere finalmente un appartamento dove possa ospitare degnamente e più spesso la piccola figlia che ora sta con la madre e con il nuovo compagno di lei. Trionfo sul ring e recupero della famiglia, un cortocircuito retorico che può funzionare.

Franco Pecori

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4 marzo 2011