La complessità del senso
21 09 2017

Ghost Rider

film_ghostrider.jpgGhost Rider
Mark Steven Johnson, 2007
Nicolas Cage, Eva Mendes, Wes Bentley, Sam Elliott, Donal Logue, Matt Long, Peter Fonda, Raquel Alessi, Brett Cullen, Tony Ghosthawk, Jessica Napier, Laurence Breuls, Kirstie Hutton.

I fumetti sono una forma espressiva tanto “libera” nel linguaggio quanto rigida nel contenuto morale, nel sistema di riferimenti culturali. Questo per tradizione, quasi che il disegno, il tratto della matita, abbia tracciato dall’inizio linee difficilmente valicabili. E il successo di certe “strisce” è forse in gran parte dovuto al senso di ancoraggio dei valori che il racconto stilizzato sa trasmettere. Impronte difficili da cancellare, immagini mai sbiadite. Il tema si ripropone ogni volta che il cinema tenta di trasferire sullo schermo le avventure di un eroe dei fumetti.  Qui il regista ha voluto strafare, mescolando mitologie e generi in un magma fantastico (fantasioso) di grosso ma non di altrettanto coinvolgente impatto.  «La caratteristica delle leggende – avverte il nattatore all’inizio del film – è che a volte sono vere», e già qui si resta perplessi su come interpretare. Poi la storia di questo rider che viene “da lontano” chiama in causa nientemeno che il western, il mito del ranger, giustiziere a favore dei deboli. Una storia che implica l’impegno di corpo e anima, tanto da approdare in zona Mefistofele.  Un Diavolo con la faccia di Peter Fonda propone al giovane Johnny (Long) il patto faustiano: guarirà suo padre ma… Cresciuto il ragazzo, ne vediamo l’evoluzione sotto forma di un “cavaliere” motorizzato (Cage), di giorno uomo circense e di notte eroe castigatore praticamente onnipotente, mostro “buono” dal teschio fiammeggiante. In sostanza, un patto col Diavolo a fin di bene! Una posizione vertiginosa che, passando dal fumetto della Marvel  (Johnson aveva già fatto un’operazione analoga con Daredevil) al film, chiede invano sostegno alle mirabilia degli effetti cinematografici. Figurativamente, il regista si spinge ai limiti del kitch, approdando nel finale perfino a scene vagamente dantesche. Resta la convinzione che la verità delle leggende debba dipendere da ben altra sostanza.

Franco Pecori

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16 marzo 2007