La complessità del senso
24 11 2017

Gianni e le donne

Gianni e le donne
Gianni Di Gregorio, 2010
Fotografia Gogò Bianchi
Gianni Dio Gregorio, Valeria De Franciscis Bendoni, Alfonso Santagata, Elisabetta Piccolomini, Valeria Cavalli, Aylin Frandi, Kristina Cepraga, Michelangelo Ciminale, Teresa Di Gregorio, Lilia Silvi, Gabriella Sborgi, Laura Squizzato, Silvia Squizzato.
Berlino 2011, fc.

Un pensionato a caccia di sesso? Siamo lontanissimi. Nessuna contaminazione con la “verità” del falso vivere di cui rischiamo di restare imbevuti, immersi come siamo nello stereotipo delle news. Di Gregorio conferma la delicatezza del tratto che già gli ha fruttato nel 2008 a Venezia (Pranzo di Ferragosto) il Leone del Futuro. E mette ancora in campo se stesso, il volto e il corpo, per continuare il racconto della propria vita, giunta ora alle soglie della profonda maturità. «E va bene, sì mamma» – continua a dire alla vecchietta (De Franciscis Bendoni) che gli condiziona le giornate e di cui, però, non riesce a “liberarsi”. In casa ci sono anche sua moglie e sua figlia col fidanzato, ospite fatale che in un certo senso aiuta proprio a capire l’immutabilità della condizione dello stesso protagonista. Quella di Gianni è la storia di un cocco di mamma che accetta con ironia e con pazienza la dolce prigionia che, ormai a sessant’anni, lo immalinconisce ogni giorno di più. Consapevole del proprio destino, accetta con ritrosia le sollecitazioni di Alfonso (Santagata), l’amico avvocato che lo invita a non rinunciare al desiderio sessuale, e non può fare altro che constatare, man mano, l’inutilità dei timidi tentativi con le donne più giovani che la vita sembra proporgli – la vita che continua indifferente a girargli attorno, segnando il tempo di un lungo tramonto. Vicino per sensibilità al De Sica di Umberto D, il regista lascia libertà al sentimento delle piccole cose e al rapporto che con le cose hanno gli attori, limitandosi a soluzioni tecniche elementari e a volte perfino legnose, quasi per un’esagerata discrezione nell’intervenire sul flusso dell’azione. Di Gregorio è un autore “semplice”, ma non ingenuo. Si mostra, per così dire, arreso al cospetto della tecnica, come sperando che lo perdoni della sua invadente umanità.

Franco Pecori

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11 febbraio 2011